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Dialogo delle voci - Voice DIalogue

FAQ
Perché gli Stone definiscono “Psicologia dei sé” il loro approccio?
Con questo termine Hal e Sidra Stone evidenziano uno degli aspetti fondamentali del loro metodo, ovvero la “molteplicità della psiche” costituita dai nostri sé interiori (o aspetti, o sub-personalità, o energie..) e la importanza del gioco tra le diverse polarità. Un altro termine che gli Autori utilizzano è Psicologia dell'ego consapevole perché vogliono mettere in sempre maggiore evidenza il ruolo centrale dell’ego consapevole.

Che cosa si intende esattamente per Ego Consapevole? 
Questo termine indica il processo (non uno stato o entità) che può “contenere” gli opposti senza giudicarli: ad esempio la parte razionale e quella intuitiva; il fare e l'essere. Un ego consapevole può scegliere in modo più ampio quanto più si apre a nuove polarità; in tale processo l’ego consapevole diventa sempre più il centro di riferimento della psiche, una sorta di “direttore d’orchestra” che può aiutarci a suonare la nostra melodia in modo più armonico e vitale. 

Che cosa significa Voice Dialogue (Dialogo delle Voci Interiori)? 
Con il termine Voice Dialogue (Dialogo delle Voci Interiori) gli Stone hanno chiamato la specifica tecnica che permette di sperimentare e conoscere le subpersonalità in modo sicuro e protetto, attraverso la guida di un Counselor o facilitatore. Vi sono delle regole ben precise per condurre una seduta di Dialogo in modo sicuro e protetto. 

Quante sedute di Dialogo sono necessarie per risolvere un disagio?
La proposta che abbiamo strutturato, con l’esperienza di oltre quindici anni di lavoro, è quella di un percorso di counseling di circa 8 sedute, che ruotano attorno ad un accordo specifico. Naturalmente può accadere che vi sia bisogno di un lavoro più lungo, ma esso viene comunque concordato e “ritarato” con il cliente, in una logica di interazione e di chiarezza. 

Cosa significa esattamente il termine “sé interiori”?
I sé sono le “strutture di comportamento” che coabitano nella personalità. I termini schema o aspetto energetico, parte, voce, subpersonalità sono sinonimi.Quello che differenzia la psicologia dei sé da altre correnti che utilizzano il concetto di sub-personalità è che qui i sé sono considerati reali, autonomi e indipendenti, e come tali trattati e onorati. Ogni società ed epoca favorisce lo sviluppo di alcuni sé, quelli accettati e apprezzati a livello collettivo. Molto importante è l’influenza dell’“impronta psichica” della persona, così come l’ambiente in cui è cresciuta, le regole famigliari, la cultura ecc. 
Naturalmente, seguendo il principio delle polarità, ad ogni sé corrisponde un altro aspetto opposto: ad es. alla nostra parte attiva fa da contrappeso quella rilassata e pigra, al sé che ama le regole si oppone il ribelle; alla parte estroversa quella introversa e timida... Il nostro processo evolutivo richiede l’integrazione degli opposti. Un libro utile per imparare a conoscere alcuni tra i più importanti sé interiori è “Il Calediscopio Interiore” (Ed. MIR)

Ma quanti sono i sé interiori? 
Gli Stone affermano che possono essere decine, centinaia, migliaia: tutto ciò che è umano può diventare uno di questi sé che ci protegge. La nostra esperienza di oltre quindici anni conferma questa ipotesi! Generalmente sviluppiamo "raggruppamenti" di sé. Ad esempio una persona può sviluppare, come gruppo di sé dominanti, un attivista che lavora tantissimo, una parte di potere che non gli lascia sentire i suoi bisogni e fa da “corazza”; un sé razionale che interpreta la realtà in modo molto strutturato e logico… 

Perché, nel Dialogo, i sé non possono parlare direttamente tra di loro? 
Siccome il dialogo interiore è quello che normalmente crea il conflitto interno, poiché i vari sé cercano di sopprimere le parti antagoniste o creano alleanze tra aspetti vicini, continuare su questa strada non ha molto senso. 
Occorre creare una relazione diversa, e a questo è deputato l’ego consapevole, il “centro” o direttore d’orchestra che impara a riconoscerli e a gestirli in modo diverso. Quando la nostra relazione con i diversi sé diventa più chiara e consapevole, allora anche in essi può avvenire una trasformazione. 

La parola “vulnerabilità” compare molto nel Dialogo… Cosa intende veramente? 
Gli aspetti primari si attivano in maniera energetica e preverbale dai primi mesi di vita, per proteggere l’esperienza fondamentale di ogni bambino: una sensazione di grande vulnerabilità, una capacità molto estrema di sentire in modo aperto e totale tutta la nostra gamma emotiva. Questa sensibilità è facilmente feribile e gli aspetti dominanti si raggruppano attorno al Bambino Vulnerabile per proteggerlo, finendo però per seppellirlo nell’inconscio, in parte o totalmente. Solo imparando a sentire, accogliere e proteggere in modi diversi e più sani questo nucleo vulnerabile è possibile avviare un vero processo di trasformazione, e ampliare la nostra possibilità di scegliere in modo consapevole e non attraverso la “griglia” dei nostri aspetti primari. 

Per anni ho lavorato molto per imparare a “non giudicare”. Nel Dialogo date molto rilievo al significato utile del giudizio negativo… Mi potete chiarire questa posizione? 
Sopprimere il giudizio negativo che scatta in ognuno di noi verso alcune persone o situazioni non è un’operazione salutare. Intanto, in realtà il giudizio non se ne va: semplicemente, affonda nell’inconscio e dà nutrimento al Critico interiore, che internamente “sa” che noi giudichiamo comunque e quindi… ci giudica! Nella nostra esperienza il Critico interiore diventa veramente forte nelle persone identificate con i sé spirituali che negano il giudizio negativo, le emozioni “negative”, e che anelano a vivere la vita solo attraverso la positività. Questo è un danno grave perché veramente il giudizio diventa inconscio! Inoltre, sopprimendo il giudizio, perdiamo la possibilità di scoprire le parti di noi che abbiamo proiettato sull’altra persona e perdiamo una straordinaria occasione di cambiamento interiore: infatti le persone che fanno scattare il giudizio negativo o l’ammirazione intensa presentano aspetti che sono espressione diretta dei nostri aspetti rinnegati. In tal senso il giudizio è lo strumento che ci aiuta a cogliere le parti di noi che non vogliamo vedere e ci permette di innescare il percorso di riconoscimento e trasformazione dei nostri aspetti nascosti. 

L’aspetto “energetico” del Dialogo mi affascina ma mi sembra ancora difficile… Potete ampliare questo argomento?
I campi energetici rappresentano una realtà sottile e invisibile, ma fondamentale nella comunicazione tra le persone. Quando non ne siamo consapevoli, gestiamo la nostra energia in modo automatico: ad es. in mezzo alla gente, contraiamo il campo; vicino a persone piacevoli, lo espandiamo. Quindi tutti noi abbiamo, in modo inconsapevole, una certa conoscenza dell’aspetto energetico delle nostre interazioni. 
Tuttavia, finché resta inconscio, questo meccanismo si limita a creare sensazioni di vicinanza accogliente o disagio, senso di invasione o di abbandono senza che noi possiamo intervenire a modificare questa realtà. Una volta che la realtà dei campi d’energia è sperimentata in modo consapevole e che abbiamo ricevuto un training in tale senso, possiamo diventare esperti nell’arte di “modellare” il nostro campo anche in relazione alla situazione in cui ci troviamo. Il principio fondamentale alla base di questa “tecnologia interiore”è: l’energia segue il pensiero. Se immagino di poter ampliare ed estendere il mio campo d’energia, esso si espanderà, se immagino di contrarlo, esso si contrarrà, e così via… 

Il vostro concetto di energia si collega a quello dei chakra? 
La comprensione dell’energia è fondamentale nel Voice Dialogue, e la percezione dei chakra fa parte di questo processo. Tutta l’esperienza energetica arricchisce il lavoro di facilitazione; si potrebbe anzi dire che un buon facilitatore ti insegna a “danzare con l’energia”. Il percorso chakrico viene esperito nel Dialogo e in particolare nella VoiceDance con molta profondità, in modo che la persona sia sempre più in grado di riconoscere e utilizzare i diversi livelli di energia. L’esplorazione avviene sui diversi piani, fisico, emotivo, mentale e spirituale, attraverso diverse tecniche: movimento e lavoro corporeo, respiro, visualizzazioni, disegno, scambio energetico ecc. 

Cosa si intende esattamente con il termine connessione energetica? 
Abbiamo detto che la connessione è in genere un fenomeno automatico e inconscio. In tal modo può creare interazioni positive o negative. Ad esempio una persona molto aperta ed estroversa estende in modo inconsapevole il suo campo in qualsiasi situazione, dando alle persone meno aperte di lei una sensazione di invasione a volte intollerabile. La persona di natura più introversa tenderà, in un caso come questo, a proteggersi contraendo il suo campo… Questo farà sentire “sola” (dal punto di vista energetico) la persona più espansa… che del tutto naturalmente (e in modo purtroppo negativo per l’interazione) continuerà ad espandersi per cercare la connessione… la reazione dell’altro è anch’essa priva di scelta, perché la sensazione energetica è quella di essere “confinato in un angolo”… 
Creare la connessione energetica attraverso l’ego consapevole permette di vivere un’esperienza molto diversa, che apre ad un nuovo tipo di intimità. Il recente libro degli Stone “Partnering”, tradotto in italiano con il titolo “La Coppia Viva” (Ed. Crisalide) contiene numerosi esercizi sul tema dell’energia. Naturalmente la formazione migliore avviene attraverso l’esperienza diretta nei seminari. 

Il Voice Dialogue è adatto agli adolescenti? 
A nostro avviso, non è adatto, nel formato classico della seduta con intervista ai sé interiori. Per poter “ampliare” e trasformare l’ego, bisogna prima che esso sia ben strutturato. L’adolescente è ancora in questa ricerca. E’ possibile, però, utilizzare la più ampia cornice della Psicologia dei sé per lavorare con gruppi di adolescenti, utilizzando le tecniche della VoiceDance, del counseling espressivo e similari. Esperienze italiane in tal senso sono state già realizzate. 
Un altro lavoro adatto e per certi versi vicino al Dialogo è il Sandplay (Gioco della sabbia) creato dalla Dott.ssa Kalf. Anche lei, come Hal Stone, è stata allieva di Jung e la matrice junghiana si riconosce in entrambi i metodi. Nel Sandplay, si utilizza una cassetta di legno, con il fondo dipinto di azzurro, riempita di sabbia. Spostando la sabbia il fondo azzurro può rappresentare; vi sono poi numerosissimi oggetti a disposizione del cliente: alberi, case, animali, personaggi di ogni tipo, animali fantastici ecc. La persona crea un paesaggio/situazione in questo spazio, scegliendo liberamente i personaggi e gli oggetti dagli scaffali e disponendoli a suo piacere. Il lavoro non è quindi verbale. 

E’ possibile combinare il Voice Dialogue con l’immaginazione attiva? 
Certamente. Il facilitatore può intervistare un sé e possono emergere immagini, storie, che possono essere portate avanti con l’immaginazione attiva (detta anche imagery). Può essere utile usarla anche quando la persona è nel centro, nel posto dell’ego consapevole. Ma occorre essere pratici di entrambe le tecniche.


Libri consigliati:
Il Caleidoscopio interiore
La Coppia Viva

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